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Quattro quartieri

Quattro quartieri

Quartiere Castellina: Proprio dietro l’ex Convento dei Benedettini è ubicato il quartiere Castellina, uno dei quattro quartieri storici della città, così chiamato in quanto si estendeva ai piedi di un castello che nel medioevo sorgeva in luogo dell’attuale Convento di San Francesco. Il suo nucleo è rappresentato dalla Chiesa di Santa Veneranda, la cui fondazione probabilmente risale al 1180, mentre il prospetto attuale è del 1650. Nella parte più bassa il quartiere è delimitato dall’antica Torre Castellina (1337) e da un tratto di muro di cinta, caratterizzato da un’ampia breccia che funge da porta d’ingresso al quartiere. (Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto dalla voce di Wikipedia: "Piazza Armerina")

Quartiere Monte: lungo la via Monte, l’antica "strata mastra" (strada maestra), si incontrano numerosi edifici degni di essere menzionati: il palazzo Geraci, il Monastero della Trinità, il palazzo che la tradizione indica come abitazione del barone M. Trigona, dall’elegante portale gotico-catalano, il palazzo dei marchesi di Roccabianca, purtroppo malamente rimaneggiato. Il quartiere Monte è il classico esempio di impianto urbanistico normanno, con le caratteristiche stradine organizzate in forma di lisca di pesce che si dipartono dalla strada principale. In fondo alla via Monte è possibile visitare la secentesca chiesa degli Angeli Custodi, riccamente affrescata, e la chiesa di S. Maria della Catena (XII sec.), già San Nicola al Monte. Dalla via Crocifisso si giunge all’omonimo quartiere, dove a pochi metri di distanza si trovano la chiesa del Crocifisso e la chiesa di S. Martino di Tours, prima chiesa fondata dai Normanni nella nuova città di Platia, la cui costruzione iniziò nel 1163. (Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto dalla voce di Wikipedia: "Piazza Armerina")

Quartiere Casalotto: Il quartiere del Casalotto occupa una collina ad oriente del vecchio nucleo   della città di Piazza Armerina.
L’insediamento del borgo avvenne sicuramente molto prima del 1397, anno in cui esso fu assegnato al barone di Mazzarino e conte di Garsiliato, Niccolò Branciforti, capo del partito aragonese, che era divenuto, per nomina regia, capitano della città demaniale di Piazza. Egli era morto nel 1401, ma i suoi eredi tennero per molto tempo la proprietà del borgo addirittura mantenendovi delle guarnigioni di miliziani. 

Quando nel 1569 nella città di Piazza fu effettuato il censimento, essa aveva poco più di 13.800 abitanti poiché il borgo del Casalotto veniva numerato con la popolazione di Mazzarino e Garsiliato. Infatti il borgo costituiva parte integrante della Contea di Mazzarino. Sotto Carlo V il feudatario del borgo era Fabrizio Branciforti.
Nel 1593 venne effettuato un altro censimento della popolazione e furono contati più di 16.600 abitanti tanto che si sentì l’esigenza di allargare il perimetro della città. Fu incluso nell’ambito cittadino il piano del Padre Santo (oggi Piazza Martiri d’Ungheria) e la porta di S. Giovanni venne aperta verso la spianata delle “Botteghelle”. Intanto il quartiere Casalotto s’ingrandiva sempre più e aveva, per le continue fabbriche, la tendenza ad unirsi al territorio piazzese. La soluzione fu trovata nel 1598 mediante un’intesa col Conte di Mazzarino don Francesco Branciforti: egli rinunciava ai diritti sul borgo del Casalotto e i Giurati di Piazza gli concedevano l’uso dell’acqua del fiume Gela per far funzionare i mulini sotto Mazzarino. Fu così che il Casalotto, divenne parte integrante della città di Piazza Armerina costituendone un suo quartiere. 
Nel 1625, un anno dopo la peste che flagellò la Sicilia, nel borgo Casalotto sorse la chiesa di S. Filippo d’Agira per volere del vescovo di Catania Mons. Giovanni Torres. Nel 1666 il nome di Casalotto si ritrova come feudo allodiale di Girolamo Jaci e, dopo vari passaggi lo ritroviamo in mano di Pietro Paolo Trigona, all’avvento della monarchia sabauda. Alla fine del XIII sec. ritroviamo un barone di Casalotto, Domenico Bonaccorsi di Catania, ma ormai molti nobili con proprietà a Piazza risiedevano altrove.

L’11 maggio 1860 avveniva in Sicilia lo sbarco garibaldino e pure a Piazza si formò un Comitato rivoluzionario in funzione antiborbonica che decise la rivoluzione piazzese per il 18 maggio. In quella mattina i rivoluzionari piazzesi si riunirono nel piano antistante la chiesa di S. Filippo al Casalotto e, all’urlo di ”Abbasso i Borboni”, issarono il tricolore in cima ad un bagolaro (in dialetto).

Quartiere Canali: il quartiere dei Canali occupa la zona sud-occidentale della città di Piazza Armerina ed è così denominato per la presenza di una fonte monumentale in pietra arenaria dalle cui quattro cannelle, che fuoriescono da altrettanti mascheroni, sgorga una limpida e fresca acqua sorgiva che ha dissetato, da sempre, decine di generazioni di cittadini. L’acqua sgorga perenne sempre alla stessa temperatura (ca. 15C°) per cui si apprezza in inverno come tiepida e in estate come fresca. Essa va ad alimentare un antico lavatoio pubblico, ormai in disuso, e successivamente si getta nel torrente Riana, affluente del fiume Gela. (Sebi Arena)

La fonte ha rappresentato per gli abitanti del quartiere il simbolo dell’identità e dell’appartenenza ed è stata difesa, anche con moti di piazza, tutte le volte che le autorità hanno pensato di imbrigliare le acque nella rete pubblica, ravvisando uno spreco nel fatto che l’acqua (oltre due litri al secondo) si riversa a valle verso gli orti con un utilizzo minimo. Ma gli abitanti del quartiere si sono sempre opposti a un progetto di regimentazione poiché, tutte le volte che si è verificata una crisi idrica, la fonte ha potuto soddisfare pienamente le necessità di tutta la popolazione piazzese.
Il quartiere dei Canali, sorto extra moenia intorno al 1398, era abitato quasi esclusivamente da Ebrei, dunque rappresentava la loro giudecca pur non escludendo che vi abitassero anche Cristiani. Gli Ebrei, come nel resto della Sicilia erano considerati servi della Regia Camera e dunque, pagando una gabella, erano liberi di vivere pacificamente. Avevano il loro magistrato, la propria scuola, il macello, la sinagoga, ma il giudice massimo era un cristiano, detto difensore dei Giudei. La sinagoga era ubicata a poche decine di metri dalla fonte e precisamente in quella che successivamente fu trasformata in Chiesa di S. Lucia.
Gli Ebrei piazzesi, prima dell’editto di Ferdinando il Cattolico del 1492, pagavano una gabella (la gesia) di tre onze alla città demaniale di Piazza, quattro a Enna e venti a Messina. In un documento del 1408 di Re Martino venne ordinato ai giudei piazzesi di fornire ogni tre anni una bandiera reale al Castello aragonese; in un altro documento dell’infante Giovanni del 1415 veniva richiesto un contributo di 20 onze per i lavori di fortificazione delle isole di Malta e Gozo. Si ha notizia che nel 1455 il Presidente del regno Simone da Bologna, arcivescovo di Palermo, fa svolgere indagini su 40 ebrei piazzesi che presumibilmente avevano effettuato degli illeciti. Il loro quartiere doveva essere abbastanza popolato se ben 40 suoi abitanti erano indagati per reati politici. La gesia nel 1464 era salita a ben otto onze, 15 tarì e sette grani e questo fatto fa supporre un incremento della popolazione ebraica a Piazza. Nel 1481 invece pare che gli abitanti del quartiere siano diminuiti per cui la gabella scendeva a due onze e 27 tarì.
Nel fatidico anno 1492 il re Ferdinando d’Aragona decretò l’espulsione di tutti gli ebrei dal regno di Spagna e, in Sicilia, il provvedimento ne raggiunse ben 100.000. Ad essi furono confiscati tutti i beni, permettendo successivamente la revoca del provvedimento se si fossero convertiti al cattolicesimo. Nel regno di Spagna gli ebrei convertiti furono detti marrani.
Dopo l’espulsione degli ebrei piazzesi la cifra, ricavata dal Regno con la confisca e la vendita dei loro beni, ammontava ad oltre 500 onze.
Attualmente il Quartiere dei Canali coincide, dal punto di vista religioso, con la parrocchia cattolica di S. Maria d’Itria. Vi sono ubicate inoltre le chiese di S. Lucia, di S. Barbara e di S. Maria delle Grazie con l’annesso convento dei Cappuccini, adibito a Casa di riposo per anziani. Alla sommità del versante orientale, all’interno del campo sportivo, rimangono le rovine della chiesa di S. Ippolito (detta un tempo di S. Maria del terremoto), in fase di restauro. (Sebi Arena)

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