Passeggiata a Monte Manganello
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Tutto cominciò davanti ad un bicchierino di digestivo: “Papà, andiamo a raccogliere un po’ di funghi?” Con entusiasmo, e pure con un po’ di fretta, ci prepariamo; abbiamo infatti due ore scarse di luce e non vogliamo sprecare il poco tempo a disposizione. Paniere, coltelli, scarpe adatte e via!
Arrivati nel nostro boschetto “di fiducia” cominciamo la ricerca e con entusiasmo constatiamo che, nonostante sia gennaio inoltrato, i nostri amati tricholoma populinum (così li chiamiamo noi) sono presenti in abbondanza.
Finita la “battuta di caccia” con soddisfazione cerco di approfittare della presenza di mio padre per scoprire un posto a me sconosciuto: Monte Manganello. Avevo letto la scheda descrittiva di questo sito archeologico prima di pubblicarla sui portali www.cittadeimosaici.it e www.piazzaarmerina.org e sapevo più o meno dov’era, ma chi poteva svelarmi tutti i segreti e farmi “vivere” il sito meglio di chi lo ha scoperto e studiato? Lui, un po’ titubante per la poca luce rimasta mi dice: “vabbè, vediamo cosa riusciamo a intravedere”.
E allora inizio a guidare spedito per fare più in fretta possibile. Dopo pochi minuti arriviamo alle pendici settentrionali del monte; durante l’ascesa papà Sebi comincia a darmi qualche cenno sulla scoperta del sito e qualche notizia storica relativa al periodo preistorico, insomma informazioni utili per cercare di comprendere ciò che sta per essermi svelato. Dopo un po’ di tornanti sterrati e stradelle con vista mozzafiato (vi assicuro che superare i quaranta km orari è pura follia vista la mancanza di qualsiasi forma di guard-rail e la presenza di fango), arriviamo in una piccola radura, da cui si dipartono diverse stradelle. Lasciamo la macchina e cominciamo l’esplorazione. Ci dirigiamo verso una ripida discesa e Sebi mi fa subito osservare della terracotta informe e grezza e mi spiega che altro non è che il pavimento di una capanna facente parte di un piccolo villaggio preistorico. Incredibile! E se vi racconto come lui ha scoperto il villaggio probabilmente vi metterete a ridere: durante una raccolta di asparagi! Ed io che credevo che le scoperte archeologiche derivavano da avventure alla Tomb Raider o alla Indiana Jones oppure da interminabili ricerche da parte di “topi di biblioteca”…
Sassi e rocce senza alcun significato per un non addetto ai lavori si trasformano in macinelli, asce, percussori, raschietti e utensili vari.
Lasciamo il villaggio e iniziamo la salita di una collina. Arrivati quasi in cima Sebi fa soffermare il mio sguardo su delle rocce: ci sono grotte e, stupore, delle tombe, anch’esse preistoriche.
Mentre mi emoziono come un bambino, cerco di andare indietro nel tempo per capire come quattro o cinquemila anni prima vivevano queste popolazioni. Immaginate delle persone che, senza l’ausilio di corrente elettrica o di altre forme di energia e combustibili se non il fuoco per scaldarsi, creano tutto ciò che gli serve con la forza dei loro muscoli. Ma ci pensate che significa scavare una tomba nella roccia a colpi di pietra? Infatti in quel periodo l’uomo non era ancora in grado di costruirsi utensili di metallo. Gli utensili erano durissimi pezzi di roccia granitica o basaltica o calcarenitica ricavati da pezzi più grandi che, sempre con fatica, venivano modellati a furia di interminabili molature e levigature. Nel frattempo bisognava pensare a procacciarsi il cibo, cosa sicuramente non semplice. Certo oggi abbiamo doppiette infallibili, ma allora si cacciava con lance e frecce. Mi viene da ridere immaginando i boriosi cacciatori odierni cacciare con frecce e lance, mi sa che gli unici conigli e cinghiali che riuscirebbero a catturare sarebbero quelli morti…dalle risate! Ma quelli erano davvero altri tempi…





