Madonna delle Vittorie: un’immagine tra storia e leggenda
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Un’immagine tra storia e leggenda
Non staremo qui a scrivere la storia della nostra città, ma ci limiteremo ad accennare brevemente i fatti che vedono la Patrona protagonista. Come vuole la nostra tradizione culturale, nell’anno 1060 durante la dominazione araba in Sicilia, il papa Niccolò II° donò a Ruggero d’Altavilla il Normanno, un vessillo di tela raffigurante l'effigie di Maria col Bambino come drappo che avrebbe aiutato le milizie normanne nelle battaglie contro i saraceni. E così fu. Il vessillo di guerra, rappresentò il signum victoriae che portò di vittoria in vittoria Ruggero alla conquista dell’Isola. Forte del fatto che la spedizione in Sicilia fu vista come una guerra santa di liberazione religiosa e che sicuramente la protezione della Madonna fu determinante nella battaglia per liberare la città di Plutia (oggi Piazza Armerina), strenuamente difesa dagli arabi, il Conte Normanno donò alla città, cui era legato da un vincolo d'alleanza, l’immagine ricevuta dal Papa che presto venne ritenuta miracolosa e fatta oggetto di culto popolare dai plutiesi che la custodivano. Durante il regno di Guglielmo I il Malo (1161), il vessillo fu sotterrato dentro ad una cassetta per sottrarlo alla furia distruttrice dei soldati che stavano mettendo a ferro e a fuoco la città che si era ribellata al re. Per molto tempo non si seppe più nulla del sacro vessillo, finché il 3 maggio del 1348, la Madonna si manifestò ad un sacerdote del luogo, tale Giovanni Candilia, e gli indicò il luogo esatto in cui era sepolta la cassetta; la ritrovata immagine della Madonna, inneggiata dai fedeli che chiedevano la fine della pestilenza che in quel periodo stava decimando la popolazione, diede subito prova della sua benevolenza compiendo il miracolo e mettendo fine al terribile flagello. All'interno della cassetta fu pure ritrovato un capello che si disse essere della Madonna ed è oggi ben custodito in una teca d'argento. In onore di Maria Santissima delle Vittorie fu costruito un Santuario nel luogo in cui venne ritrovata la cassetta, in località Piazza Vecchia, che è meta di pellegrinaggio e sede di una festa popolare che si celebra l’ultima domenica di aprile e il 3 di maggio e consiste nel portare in processione una copia dell'immagine della Madonna fino al Santuario. Quanto riportato è ovviamente il frutto non solo di ricerche storiche, ma anche di leggende sull’icona nate secoli fa per rafforzare il culto e la devozione dei piazzesi nei confronti della Vergine.
Vessillo o dipinto? Il mistero dell’icona
Come accennato sopra la leggenda vuole che il papa Nicolò II° abbia donato al Conte Ruggero l’immagine della Vergine. Da anni però studiosi ed esperti del settore cercano di risolvere un piccolo mistero che incombe proprio sul dipinto. Nei libri su Piazza Armerina che riportano la storia semileggendaria, si parla di un vessillo, di un drappo. Gli scritti dello storico armerino Chiarandà, che ci riportano al ritrovamento dell’immagine per mano del Candilia, parlano di un labaro cioè un quadro, di una tela in stile bizantino addirittura dipinta da S. Luca Evangelista, che sarebbe quella esposta oggi nella nostra Basilica Cattedrale. E il vessillo? Si può ben notare come ci sia una differenza tra le due cose. A quanto pare nell’incontro tra Ruggero e Nicolò II° qualcosa fu consegnata, ma qui le tesi sono discordanti: una parte sostiene che il pontefice abbia consegnato il labaro vero e proprio e che il dipinto sia arrivato direttamente da Roma per mano di Ruggero.
Questa immagine (tratta da un’antica litografia) mostra il Conte Ruggero che sorregge il dipinto di Maria SS. Delle Vittorie, dopo l’ingresso nell’antica Plutia. Come si può ben notare, la figura della Madonna non è dipinta su un drappo.
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